Gli Argenti

I manufatti liturgici in argento, oggi conservati nel Museo della Basilica, sono gli eredi diretti della storia religiosa e devozionale di Martina Franca, nonché i testimoni primari dell’evoluzione del gusto artistico e delle personalità dei maestri argentieri – perlopiù di scuola napoletana – i quali hanno realizzato inestimabili prodotti artigianali.

I verbali delle visite pastorali degli arcivescovi di Taranto, databili fra il 1594 e il 1721, hanno trasmesso in maniera accurata elenchi e descrizioni di questo ingente patrimonio sacro. Delle collezioni più antiche, in parte smarrite e in parte forse ‘interdette’ a causa dell’usura del tempo, si conservano solo pochi esemplari.

Di grande ausilio allo studio ed alla diffusione della conoscenza delle opere d’arte del Tesoro della Basilica sono state le tre mostre – curate dalla storica dell’arte Angela Convenuto e dall’architetto Ibrahim Badran ed arricchite dalla documentazione storico-artistica e di restauro – proposte al pubblico dal 2002.

Gli argenti che costituiscono il Tesoro – catalogati a partire dal 1992 dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, Artistici e Storici della Puglia e studiate dallo storico Giovanni Boraccesi – comprendono reliquiari, ostensori, carteglorie, calici, candelabri, statue e lampade pensili, commissionati, il più delle volte, da ecclesiastici, esponenti delle famiglie egemoni nonché dalla casata feudale dei duchi Caracciolo.

Di eccezionale valore sono, in particolare, le due statue-simulacro dei santi Patroni della città, Martino e Comasia, opere del Maestro Andrea De Blasio – in attività dal 1694 alla seconda metà del XVIII secolo – celeberrimo argentiere napoletano al quale è stata dedicata una mostra monografica curata da Angela Convenuto nel 2015.

Il Tesoro della Basilica conserva, inoltre, manufatti più recenti, databili al XIX-XX secolo ed attribuibili all’orefice e cesellatore martinese Daniele Libardi (18751957).

Monsignor Franco Semeraro, rettore della Basilica, ha recentemente donato nuovi argenti liturgici, tra cui un Calice d’età aragonese, una Navicella dell’argentiere romano Filippo della Miglia (1795-1856) e un Calice, forse realizzato in un atelier parigino del XVII secolo.

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